Sono nata a Sacile nel 1977 e dai cinque anni sono cresciuta tra le mura di un collegio religioso.
Mi isolavo in un angolo buio e osservavo: a volte tutto, a volte niente. Non avevo una macchina fotografica, ma scattavo in continuazione con la mente, finché l'immagine non restava fissata dentro di me. Gli altri mi trovavano strana, persa, immobile a fissare il vuoto. In quel momento stavo creando una fotografia.
Succede ancora oggi: prima di ogni scatto, l'immagine è già stampata nella mia testa.
Non mi dedico al ritratto classico. Racconto le storie di vita delle persone, i loro sentimenti e le loro emozioni, con una fotografia che chiamo «povera»: niente programmi che modificano la verità di un volto. Credo che la bellezza vera non sia artificiale.
Ognuno, guardando una mia fotografia, può riconoscersi: non identificarsi, riconoscersi. Perché siamo imperfetti, ed è proprio questo che ci rende umani e belli.
È nell'imperfezione che siamo meravigliosamente perfetti.



